Cosa vedere a Palermo

Cattedrale Palermo

Cattedrale di Palermo

Palermo è stata abitata fin da tempi assai remoti e, osservando il territorio che la circonda se ne capisce il perché: Palermo è un grande anfiteatro costruito intorno ai monti che racchiudono un famosissimo entroterra, la cosiddetta Conca d’oro, leggermente declinante verso il mare.

E’ vacanzesiciliane.net, un portale dedicato alle vacanze in Sicilia a raccontarci la storia di Palermo.

Fra i monti che circondano la città di Palermo, la città ha un rapporto molto particolare con il Monte Pellegrino: è qui che si trova, dentro lo spazio urbano, la patrona della città con il suo splendido santuario: Santa Rosalia luogo sacro per i palermitani che venerano ed effettuano ogni anno pellegrinaggi che coinvolgono anche la comunità induista (che ha aggiunto fra l’altro Santa Rosalia al proprio Pantheon, notizia che in pochi conoscono).

E’ proprio Monte Pellegrino ad essere riportato anche fra gli scritti di Goethe: di questo promontorio scriveva “è il più bello fra i promontori del mondo”: sebbene i palermitani riportino sempre questa frase, in pochi sanno, ancora una volta, che Goethe non scrisse delle belle parole sui palermitani (ma sui luoghi della Sicilia e sulla bella Palermo).

Piazza Politeama Palermo

Piazza Politeama Palermo

Anticamente erano tre i fiumi che si muovevano intorno alla città: il fiume Oreto, il Papireto ed il Kemonia: oggi il Papireto ed il Kemonia non sono più visibili, mentre del fiume Oreto resta più o meno un rigagnolo.

Fatta questa introduzione su Palermo non possiamo non parlare di uno dei luoghi più amati dai palermitani, la Cala, l’originario porto della città: è da questo luogo che nasce il nome di Palermo, in origina “Panormus“, la città tutto porto: oggi la cala di Palermo è uno dei luoghi più vissuti e movimentati della città, ricco di localini, pub, ristoranti, trattorie e chioschi, il tutto in pieno centro storico.

Vicino Palermo, all’Addaura, è possibile ammirare, per chi ama i reperti storici (o meglio preistorici) degli affascinanti e misteriosi graffiti rupestri (la zona è ideale anche per chi vuole fare un bagno a mare).

Teatro Massimo Palermo

Teatro Massimo Palermo

Per chi ama la storia poi ricordiamo che la città è stata abitata da fenici, arabi, normanni, bizantini, goti, vandali e chi più ne ha più ne metta! Fino al IX secolo Palermo era poco più di una semplice cittadella fortificata arretrata rispetto al mare (ruotava più o meno tutta intorno al Palazzo Reale ed al porto della città).

Con l’arrivo degli Arabi la città conosce invece il suo momento di massimo splendore e si organizza in quattro quartieri, collegati fra loro secondo una organizzazione urbanistica davvero efficace: la residenza dell’emiro venne spostata vicino al porto, nel quartiere noto come Kalsa, e molti abitanti hanno un aria orientaleggiante (quell’atmosfera che ha incantato i numerosi viaggiatori dell’ottocento).

E’ anche merito degli arabi se la tradizione gastronomica e culinaria di Palermo è così ricca: importando frutta, ortaggi e spezie, la città durante la dominazione araba conobbe una vera e propria esplosione di monumenti, cultura, tradizioni, odori, profumi e sapori.

Fra i prodotti tipici della cucina siciliana, durante un viaggio o una vacanza a Palermo sono sicuramente da provare:

  • U Pani ca’ meusa: il panino con la milza, esempio della tradizione gastronomica siciliana che fa parte dello Street Food (cibo da strada): si tratta di una pagnotta morbida (o la “mezza mafalda”) con semi di sesamo imbottita di pezzetti di milza e polmone di vitello. La milza ed il polmone vengono prima bolliti, poi tagliati a pezzetti e soffritti nella sugna. Il panino può essere schietto e/o maritato (la versione “maritata”, ovvero completa, comprende il caciocavallo grattugiato o la ricotta). La sua origine risale al medioevo, quando gli ebrei palermitani, impegnati nella macellazione della carne, trattenevano come ricompensa le interiora degli animali.
  • Il pane e panelle: fu introdotto dagli arabi che macinarono i semi del cece e ricavarono così una farina che mescolata con l’acqua e cotta sul fuoto formava un impasto crudo: una sfoglia di questa pasta, cotta e schiacciata, veniva fritta per dar vita alla panella.
  • Le arancine: (a Palermo l’arancina è femmina) sono delle palle di riso fritte, del diametro di circa 8 – 10 cm, farcite con ragù di carne o con burro, prosciutto e formaggio.
  • Lo sfincione: è una pietanza povera nata dalla necessità di non presentare per le feste il solito pane ma qualcosa di diverso e adatto alla circostanza.
  • La cassata, i cannoli, il buccellato e le paste di mandorla: i dolci tipici siciliani

Purtroppo molti degli edifici del periodo arabo vennero irrimediabilmente distrutti (la città contava al suo interno trecento moschee): restano tuttavia ancora oggi particolari suggestioni ed esempi di chiese e palazzi del periodo normanno: l’architettura produsse uno stile che sintetizzava la cultura araba e quella normanna e diede vita allo stile arabo normanno, e nel 2015 l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità l’itinerario Arabo normanno che da Palermo porta sino a Cefalù.

Curiosità: I famosi “pupi siciliani” nascono probabilmente durante la dominazione araba, quando Palermo aveva un intenso rapporto con la storia dei paladini di Francia, che divennero oggetto di cicli di rappresentazione nei famosi teatri di marionette. Anche l’Opera dei Pupi è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità ed una tradizione popolare si conserva grazie all’opera di alcuni pupari ancora molto attivi in città all’interno dei loro laboratori.